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Le nostre monografie

Balsignano, 2022.08

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Presentato a Modugno il libro di storia su Modugno di Raffaele Macina

Pubblichiamo qui, opportunamente rielaborata, la presentazione del libro di storia “Modugno dalle origini al XV secolo”, di Raffale Macina, che il prof. Serafino Corriero ha tenuto nel pomeriggio di domenica 27 giugno nella corte del castello medievale di Balsignano, nell’ambito della IV edizione della festa di Maria Santissima di Balsignano.

Anno XLIII N. 176 Agosto 2021
Serafino Corriero

L’evento al quale noi oggi stiamo qui partecipando è un evento di grande importanza per tre ragioni fondamentali.

La prima ragione è che oggi si presenta qui un libro di Storia, e noi abbiamo bisogno di Storia, perché abbiamo bisogno di conoscere la nostra Storia, che, al di là di quella individuale e famigliare, è anche la nostra storia collettiva, e quindi la nostra storia comunale, e nazionale, ed europea, e, sempre più, globale e perfino planetaria, visto che, dalla diffusione della pandemia da Covid 19 ai sempre più evidenti e pesanti cambiamenti climatici, oggi è addirittura in gioco la sorte stessa del nostro pianeta. Abbiamo dunque bisogno di conoscere la nostra Storia perché abbiamo bisogno di conoscere a fondo la nostra identità all’interno della comunità di cui facciamo parte, che è la nostra polis. Noi uomini, infatti, come sosteneva Aristotele, siamo “animali politici”, cioè esseri viventi che, a differenza degli altri animali, si sono organizzati in comunità politiche, cioè in organismi comunitari formati da cittadini (politeti), cioè da uomini e donne che sono in generale consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri, e che solo in virtù di questa consapevolezza possono esercitare la loro sovranità, cioè la loro facoltà di partecipare e di decidere delle sorti della loro comunità, e quindi, per una parte non certo secondaria, della loro stessa vicenda umana.

La seconda ragione dell’importanza di questo evento è che oggi si presenta qui un libro di storia locale, che, come si richiede ad un autentico libro di storia, non ha l’intento di dare lustro, dignità e prestigio a questa nostra nobilissima città, ma si prefìgge di farci meglio conoscere chi siamo noi modugnesi, e perché siamo così, e quindi quale può essere il nostro ruolo specifico all’interno della più vasta comunità regionale o nazionale di cui facciamo parte, e quindi quale percorso noi possiamo individuare per costruire degnamente il nostro futuro. La conoscenza della nostra storia locale, inoltre, ci consente anche di capire più facilmente quei processi e quelle dinamiche, storiche, politiche, economiche, sociali, che regolano la nascita e lo sviluppo, e talvolta anche la fine, di una piccola comunità, sottoposta a stimoli interni (la contesa civile per esercitare il comando) ed esterni (la necessità di difendersi da minacce aliene o l’ambizione di espandere la propria influenza sul territorio). E quindi, attraverso lo studio della nostra storia comunale, e della Storia in generale, noi possiamo capire più facilmente come funzionano ancora oggi quei meccanismi, e come noi possiamo intervenire per orientarli in una direzione anziché in un’altra, che è in sostanza il senso di una coscienza civile e politica. Io sono stato per 35 anni un docente di Lettere nei Licei, ma, tra le diverse discipline che ho insegnato, io considero il mio insegnamento di Storia (greca e romana nel biennio) come quello che più ha inciso sulla formazione scolastica e civile dei miei studenti. Ora, un libro di storia locale (generale) non si improvvisa, ma ha bisogno di raccogliere tutto quello che fino a quel momento è stato scritto sulle vicende di una piccola comunità, e quindi giustamente il prof. Macina rende merito a quegli autori che prima di lui si sono cimentati in questa non facile ricerca. Se non che, questi autori hanno per lo più in passato indagato su eventi limitati e circoscritti, fornendo di essi piuttosto delle cronache o delle relazioni che non analisi e interpretazioni propriamente storiografiche: è il caso, ad esempio, di Vitangelo Maffei, che nel 1774 pubblica appunto una “Relazione delle cose notabili della città di Modugno”, o di un altro precedente Vitangelo Maffei che, come deputato alla Sanità, pubblicò una Cronaca sulla peste del 1656 a Modugno, o di Giovanni De Bellis, che nel 1892 scrive su “Modugno e i suoi principali uomini illustri”. E così, per vedere compilata la prima opera di storia generale sulla nostra città, bisogna attendere il 1970, quando l’arciprete don Nicola Milano pubblica le sue “Memorie Storiche”: opera preziosissima, senza dubbio, ma che presenta anche grossi limiti, sia sul piano del metodo che su quello dei contenuti. Ora, il compito dello storico che viene dopo è proprio quello di superare questi limiti, di vagliare criticamente i documenti utilizzati, di ampliare e approfondire la ricerca alla luce delle nuove indagini compiute sul territorio, di attingere a saggi e studi il più possibile autorevoli. Nell’opera di don Milano, infatti, spesso si indulge a condividere ipotesi piuttosto fantasiose, legate più alla tradizione orale che non alla ricerca analitica, ipotesi per lo più intese a dare lustro alla nostra città e a trasmettere sentimenti di orgoglio e di dignità morale e religiosa. Ebbene, il compito dello storico non è questo; il compito dello storico è prima di tutto quello di procedere all’accertamento dei fatti, e poi ad una loro valutazione all’interno del processo storico nel quale quei fatti si inseriscono. Per questo io, nella presentazione scritta nel libro, mi sono permesso di affermare che, se la Storia, talvolta, forse, può essere maestra di vita, la ricerca storica non è di per sé maestra di nulla, perché essa consiste in una operazione scientifica, fondata su metodi e strumenti che sono dettati dalla opportunità delle circostanze e dalla capacità di indagine dello studioso che se ne occupa. Da questo punto di vista, lo storico è in effetti una specie di detective che deve condurre un’indagine, e quindi si deve affidare a indizi e testimonianze – che nel nostro caso sono costituiti dai documenti -, ritenuti affidabili e importanti ai fini della ricerca. Pertanto, possiamo dire che con questo libro che presentiamo oggi ci troviamo di fronte in realtà al primo vero libro di storia su Modugno, un libro integrale e coerente di Storia, perché il prof. Macina è uno storico che ha già pubblicato diversi saggi monografici, ed è stato per molti anni docente di Storia e Filosofìa nei Licei, e quindi sa ben maneggiare gli strumenti con i quali opera.
Per quanto riguarda, poi, i contenuti di questo libro, è naturale che una nuova metodologia conduca a fare nuove scoperte, come anche a mettere in discussione vecchie convinzioni e consolidate fantasie. Così è, per esempio, per la diffusa opinione che Modugno sia stata fondata dagli antichi Greci provenienti da Medon o da Modon, o che il toponimo Medunio indichi una città posta in medio, o che il nome Modugno provenga da Mottugno, con riferimento alla Motta come primo nucleo abitativo della città, o, ancora, che Modugno sia stata sede vescovile già nel 1025, o – altra pervicace convinzione davvero dura a morire – che il cardo selvatico simbolo della città voglia indicare lo spirito di libertà e di orgogliosa indipendenza dei suoi abitanti, che si sarebbero sempre sottratti a servitù feudali. Questa del cardo selvatico è una spiegazione del tutto infondata, perché, come dimostra il prof. Macina in quello che forse è il capitolo più minuzioso dell’intero libro, il cardo selvatico è dappertutto presente nell’araldica civica, dalla Francia al Canada alla Scozia, come simbolo di protezione e di difesa, e fu introdotto nello stemma di Modugno nella seconda metà del ’300, quando la città si dotò per la prima volta di una cinta muraria ad opera dell’arcivescovo Bartolomeo Carafa, che allora governava la mensa arcivescovile di Bari, a cui Modugno era sottoposta. Ma i risultati a cui Macina perviene nella sua ricerca storica sono davvero tanti. Per esempio, finora nessuno sapeva che Modugno sia stata una piccola contea normanna quando, dopo la conquista di Bari nel 1071, i Normanni, nell’ambito di una struttura politica tendenzialmente centralizzata, diedero vita a tante piccole contee governate da piccoli feudatari, tra i quali un certo Bosus comes castrum Medunei, ovvero Boso, conte, appunto, del luogo fortificato denominato Meduneo.
Il contributo dei Normanni allo sviluppo di Modugno è stato veramente importante. Su questo argomento, il prof. Macina ha aperto uno scrigno, un baule dal quale emergono preziose informazioni sul processo attraverso il quale Modugno, da semplice locus, che è solo un agglomerato di case sparse, talvolta riunite intorno ad un modesto edificio religioso, comincia a costruire il primo nucleo di quello che sarà poi il borgo; e quindi anch’io finalmente ho capito che cos’è la Motta, che fu qui introdotta proprio dai Normanni. La “motta”, infatti, è una costruzione tipica della Normandia, che poi i Normanni diffusero, nel corso delle loro migrazioni, in Francia occidentale, in Germania, in Italia meridionale, e quindi anche a Modugno. La “motta”, infatti, è un’altura, che può essere naturale, come avviene a Mottola (qui, davvero, il nome della città deriva da “motta”), o artificiale, come a Modugno, dove i Normanni costruiscono la “motta mediterranea”, cioè un luogo sopraelevato formato col terreno di risulta di uno scavo circolare che funge da fossato e sul quale viene collocata un’opera di difesa, che può essere una torre o una palizzata, o un’altra cosa del genere, che trasforma quel semplice locus in un castrum o castellum, che non è affatto un castello, come è stato ancora una volta immaginato, ma è semplicemente un luogo circoscritto e fortificato.
Un altro importante risultato contenuto in questo libro è dato dallo studio del processo di romanizzazione del nostro territorio. Anche su questo argomento la ricerca storica è stata finora assai carente, ed è merito specifico di Macina aver ricostruito con accuratezza il sistema viario che interessava il nostro territorio. E così, scopriamo che, oltre alle più note vie Traiana e Minucia, attraverso la nostra zona industriale passava anche la via Gellia, attestata dal ritrovamento di un cippo miliare che segnalava la posizione di quel sito a 52 miglia da Canosa, lungo una strada fatta costruire dal pretore romano Lucio Gellio: cippo che, purtroppo, finì sepolto nelle fondamenta dello stabilimento della FIAT-SOB nel 1970, ma che lo studente universitario Andrea Favuzzi, che poi sarebbe stato mio collega nell’Istituto di Filologia Classica dell’Università di Bari, fece in tempo a descrivere e interpretare.

La terza ragione, infine, che rende importante l’evento di oggi, è la più nota: siamo a giugno del 2021, e questo libro di storia viene presentato nell’ambito delle celebrazioni del Millennio della nostra città, visto che il suo più antico nome Medunio ricorre per la prima volta in una pergamena del maggio 1021, custodita presso l’Archivio della Basilica di S. Nicola a Bari, che noi stessi abbiamo potuto personalmente visionare e studiare. Ma non è, questa, una pura coincidenza: in realtà, il prof. Macina ha lavorato negli ultimi anni al suo libro di storia proponendosi di pubblicarlo proprio in occasione del Millennio; e ci è riuscito!
E di questo noi lo ringraziamo, augurandogli di completare presto l’opera con la pubblicazione del secondo volume, che è già in preparazione.

Quando la storia conquista i cuori e la mente

La IV edizione della festa di Maria SS.ma di Balsignano ha offerto momenti di autentica coralità ai presenti

Anno XLIII N. 176 Agosto 2021
Caterina Sassi

Giunta alla sua quarta edizione, è tornata, domenica 27 giugno u.s., la festa dedicata a Maria SS di Balsignano. Una festa “intima”, senza particolari clamori, ma, proprio per questo, sentita e partecipata da un nutrito numero di lettori ed estimatori della rivista “Nuovi Orientamenti”. Un’edizione particolare, quella di quest’anno, perché inserita in ulteriori eventi, concomitanti con le celebrazioni del Millennio della città di Modugno.
Eventi programmati in particolare dal direttore della rivista, Prof. Macina, ricercatore, in grado di trasformare i “tempi spenti” di una inarrestabile pandemia in una preziosa opportunità per ulteriori ricerche ed approfondimenti approdati, alla fine, nella pubblicazione del volume: “Modugno dalle origini al quindicesimo secolo”.
La celebrazione eucaristica, dopo un lungo tempo di forzato isolamento da dimenticare, e non ancora superato, ha richiamato tanti estimatori della rivista, che si sono ritrovati nella corte dell’antico Casale per condividere la prima fase della cerimonia, di ispirazione religiosa, nel raccoglimento di una messa celebrata dal parroco don Luigi Trentadue, che, puntualmente, riesce a coinvolgere tutti i presenti.
L’altare, allestito al centro della corte, era arricchito, oltre che dal noto dipinto della Madonna, realizzato dalla pittrice Daniela Saliani, da un secondo, suggestivo dipinto dell’artista Vincenzo Pentrelli, che ritrae la figura di un crociato in atteggiamento di preghiera e raccoglimento, in una tappa di sosta e riposo nell’antico Casale, per poi proseguire il suo viaggio verso luoghi sacri e lontani. La celebrazione eucaristica, in un suggestivo intreccio di letture, suoni e canti, offriva ai presenti l’opportunità di assaporare il silenzio ed il senso di un raccoglimento interiore che solo le poche aree di natura incontaminata possono regalare a chi è in grado di coglierne i segni e le sensazioni. Con la benedizione impartita a fine messa da don Luigi, si concludeva la prima parte della manifestazione che sarebbe proseguita nelle ore pomeridiane, con ulteriori visite guidate, quindi con la presentazione del nuovo libro e con una originale pièce teatrale, intitolata “Intervista al conte Rocco Stella”, illustre personaggio modugnese, poco conosciuto, nonostante gli sia dedicata una strada centrale della città. Alle 18,00 in punto, tutto era pronto per la seconda parte della manifestazione, col prof. Macina che rivolgeva i suoi ringraziamenti alle Istituzioni ed alle Associazioni che hanno collaborato alla realizzazione della manifestazione; un particolare ringraziamento egli ha rivolto agli amici “Sottoscrivi per il Millennio”, che hanno sostenuto le spese di stampa del libro, le cui motivazioni sono state illustrate da un breve intervento di Serafino Bruno. Macina ha poi fatto riferimento ad alcune sue personali motivazioni che lo hanno prima ispirato e poi orientato verso quest’ultima fatica storico-letteraria, che egli ritiene sia un atto dovuto verso la sua famiglia, che per gli ha consentito di immergersi totalmente in un’impresa “ardua e complicata”, quale può essere quella di delineare la storia di una città. I componenti del suo nucleo familiare vengono citati, in premessa, uno per uno, ma una forte commozione investiva sè stesso e tutti i presenti, quando ha evocato il nome della sua adorata figlia Anna, che – egli dice – con alcune domande ben mirate, è riuscita ad “illuminare il suo cammino” dando forza e vigore ad un lavoro che, diversamente, non sarebbe mai stato realizzato. Aggiungeva poi una seconda motivazione legata alla straordinaria ricorrenza del Millennio, che agli occhi di chi si occupa di storia riveste una grande importanza, per cui egli ha avvertito l’esigenza di mettere a disposizione della comunità modugnese una nuova ricostruzione della propria storia che l’aiuti a riscoprire la sua identità.
Concludendo, sottolineava l’importanza di poter contare su un sistematico rapporto di collaborazione con una persona, peraltro portatrice di precise competenze filologiche e linguistiche, con cui discutere i testi che di volta in volta venivano scritti.
Con queste parole, collegate ad un profondo ed affettuoso senso di riconoscenza, il prof. Macina introduceva l’intervento del suo collaboratore storico, nella figura del prof. Serafino Corriero che, con la sua raffinata dialettica e l’approccio diretto che usa con chi lo ascolta, entra nel tema della serata, affermando che è assolutamente necessario conoscere la nostra storia, per meglio individuare non una identità limitata al proprio sé, ma un’identità più ampia ed estesa alla comunità di cui si è parte. La stesura di un libro di storia locale, da parte dell’autore e, successivamente, la fruizione di coloro che ne conosceranno il contenuto, consentirà di individuare le numerose tracce lasciate dal tempo e di comprendere i meccanismi delle profonde trasformazioni sociali che si sono susseguite nel corso dei secoli. Il prof. Corriero afferma, anche, che gli studi del prof. Macina si ricollegano a quanto già scritto da Vitangelo Maffei, Giambattista Saliani, Nicola Trentadue, Padre Innocenzo, Vito Faenza, Alberto Romita ed il compianto don Nicola Milano, autore dell’ormai introvabile volume, intitolato “Modugno. Memorie Storiche”; autori, questi, che hanno lasciato sicuramente tracce importanti, ma che evidenziano anche limiti, oggi in contrasto con le nuove scoperte archeologiche e le nuove ricerche.

Limiti, ad esempio, sull’origine della nostra città, erroneamente attribuita ai Greci ma, in realtà, riconducibile alla seconda dominazione bizantina, o sullo stesso nome “Modugno” che non si capisce come possa derivare da “Mottugno”, come è stato tradizionalmente ritenuto. Il libro, di fresca pubblicazione, è paragonabile ad un prezioso scrigno che rivela, con documenti alla mano, nuove interpretazioni e propone conoscenze ben documentate e basate su fonti scientificamente attendibili. Ogni pagina cattura l’attenzione del lettore, trascinandolo in una specie di “mare aperto”, per usare l’affascinante metafora del prof. Macina, quando paragona la fase iniziale della stesura di un libro ad una imbarcazione che, sciogliendo gli ormeggi, si accinge a prendere il largo, che la porterà lontano, tenendo, tuttavia, ben salda la rotta che la riporterà in porto.
Si sarebbe tentati di commentare altre pagine, ma sarebbe un errore sottrarre al lettore il piacere di farlo personalmente, per cui è opportuno passare al clou della serata, compreso nell’ultimo punto in scaletta del programma, con una impareggiabile intervista intercorsa tra il prof. Macina (che impersonava la figura di uno storico modugnese) e, a trecento anni dalla sua morte, il Conte Rocco Stella, che assumeva il volto di Roberto Petruzzelli. Nessuno avrebbe mai pensato di trovarsi dinanzi ad una trasformazione della figura seria e compassata del prof. Macina in un personaggio dotato di un’insospettabile carica di pura ironia, perfettamente calato in un ruolo teatrale, che dialogava col conte Rocco Stella, tornato chissà come dall’aldilà per rivedere quello che, ai suoi tempi, era solo un paese unito, divenuto oggi una “città moderna”, che rischia di perdere sempre più la sua anima.
Un’intervista surreale che affrontava temi reali, come l’attuale modo di vestire dei giovani, le antiche mura e le porte di Modugno, abbattute nel 1821, la scomparsa dell’antico pozzo fatto costruire dalla Regina Bona ed oggi interamente ricoperto da un lastrone in cemento, nella zona adiacente l’ex convento dei Cappuccini, l’ubicazione del superbo palazzo della famiglia Stella e l’allontanamento, a soli diciotto anni, del giovane Rocco, da Modugno, per motivi personali e famigliari.
Impercettibilmente l’intervista abbandonava l’iniziale chiave ironica, per collocarsi sulla figura del giovane Conte e sulle competenze diplomatiche che gli consentirono di abbandonare il ruolo di semplice soldato, per divenire il più potente ministro d’Europa.
Alla fine, all’ipotetica domanda di quale potesse essere il “tratto identitario” più importante da tutelare nella nostra città, l’altrettanto ipotetica risposta era “LA COERENZA” e l’attenzione verso gli altri, soprattutto verso i giovani, che costituiscono l’ideale continuità dei valori fondanti della comunità.
Prima dei saluti finali, un altro momento di attenzione è stato richiesto ai presenti per ’’salutare” e ricordare altre figure storiche, giovani e meno giovani, legate alla rivista, che hanno accompagnato, passo dopo passo, prima la nascita e, successivamente, le tappe più significativamente da essa raggiunte.
Parliamo di Cenzino Romita, Anna Longo Massarelli, Michele Cramarossa, Antonio Longo, Lello Nuzzi, Franco Gnan: nomi e volti stagliati nitidamente nei nostri ricordi per quanto ci hanno lasciato sul piano umano, professionale ed artistico e che forse, chissà, da un’altra dimensione di vita continuano a seguire il percorso della rivista e del suo direttore, la cui fervida mente continuerà a dispensare ancora tanti semi di autentica cultura.
In chiusura, la parola passava al sindaco Bonasia che affermava: “Cancellare la storia, come si è tentato di fare negli ultimi anni verso quanti si sono impegnati nel recupero di Balsignano, è uno dei crimini peggiori che si possano commettere”. Aggiungeva poi che il Casale di Balsignano è un luogo ancora da conoscere e, soprattutto, da tutelare, perché è uno scrigno che custodisce segreti che la ricerca storico-archeologica deve ancora mettere in luce; infine, augurava al prof. Macina di conservare l’energia, il vigore e l’entusiasmo con cui ci riporta alle origini della nostra storia!

Note del direttore della rivista:
Un particolare ringraziamento va a Giovanna Crispo, a Daniela Saliani e agli studenti liceali Tomas Catalano, Adriana La Pietra e Davide Romita, che per tutta la giornata della festa hanno guidato i visitatori alla scoperta del nostro casale fortificato medievale. Ricordiamo che nel 2017 “Nuovi Orientamenti” organizzò un apposito corso per formare le nostre guide, preoccupandosi soprattutto di ottenere la presenza di un nutrito gruppo di giovani studenti.

In tanti con “Legambiente” per pulire Balsignano

Anno XLII N. 172 Gennaio 2020
Cinzia Milella

Ci aspettavamo una grande affluenza, ma non quanta ne abbiamo ricevuta. Davvero una festa di impegno quella di sabato 5 ottobre 2019 per l’iniziativa “Puliamo il mondo” di Legambiente Modugno.
Piccoli scolari del III Circolo didattico di Modugno, studenti della scuola media Casavola e dell’istituto Tommaso Fiore con docenti e genitori, hanno affollato letteralmente i due gazebo di Legam- biente, situati all’ingresso del casale di Balsignano.
La scelta della location non è stata casuale, perché abbiamo voluto anticipare con un gesto che leghi ambiente, storia e cultura, le celebrazioni per il primo millennio di Modugno. Lappuntamento era per le ore 9,00, ma già dalle ore 8,00 gruppi di studenti e semplici cittadini erano in P.zza De Nicola, dove l’Amministrazione Comunale aveva messo a disposizione il bus navetta per il trasporto. Molti hanno scelto di incamminarsi a piedi, altri in bicicletta e moltissimi con il mezzo pubblico.
Una vera festa di civiltà e impegno ambientale.
Il “cammino materano” è stato ripulito letteralmente da rifiuti di ogni genere: cataste di vetro, plastica, cartoni e indifferenziato che i camion della Nativa hanno caricato e trasportato al centro raccolta.
Erano presenti molte associazioni, ed è partita anche la campagna di tesseramento per Le- gambiente del 2020. Il presidente Ezio Fiorenza e l’Assessore alle politiche ambientali Tina Luciano hanno aperto l’evento con un ringraziamento generale e con l’auspicio che giornate come queste possano sviluppare la cura e il senso di appartenenza al territorio.
La partecipazione entusiastica dei bambini e dei giovani ci ha dato la misura che tutto parte dall’educazione e dall’esempio che noi adulti abbiamo il dovere di dare alle nuove generazioni, dalle quali in questo momento storico stiamo ricevendo una lezione di amore per l’ambiente e di protesta contro il cambiamento climatico.
Le attività del circolo Legambiente Modugno continuano con numerosi progetti rivolti sempre ad accendere la consapevolezza che lo spazio che ci appartiene va tutelato con l’impegno personale.
Il fiume giallo ha percorso il cammino materano che costeggia il casale di Balsignano e il connubio tra ambiente e storia ha scritto una pagina di amore per la propria terra e di speranza per un futuro migliore.

Il fascino della festa di Balsignano

La parrocchia di S. Agostino, e la rivista Nuovi Orientamenti, in collaborazione con il Comitato Feste Patronali, l’UTE dott. Franco Del Zotti e Radio MB, col patrocinio del Comune di Modugno e della Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia, suscitano un’atmosfera di pace e di magia nell’antico casale medievale

Anno XLI N. 171 Luglio 2019
Caterina Sassi

Si è svolta, domenica 2 giugno, la terza edizione della festa di Maria Santissima, di Balsignano. Una festa particolare, sia per il luogo in cui si svolgeva, che per la sua doppia matrice storico-religiosa. Non un teatro, ma una platea all’aperto, immersa, negli ulivi e lontana dal frastuono cittadino. Sobrio l’allestimento dell’altare, esaltato dalla presenza, di un antico quadro della Madonna, risalente al 1908, opera, di Michele Montrone. Quadro che risale ad una. terribile siccità, che proprio nel 1908 colpì la Puglia, intera, e che, come recita la didascalia sul retro del quadro, «i cittadini modugnesi vollero dedicare a Maria Santissima di Balsignano da loro invocata, con preghiere e processioni perché ritornasse la pioggia». Donato dalla famiglia Lacalamita alla parrocchia sant’Agostino questo quadro, insieme a quello ideato da Daniela Saliani due anni fa, creava una suggestiva cornice a ridosso del muro di cinta del castello.
Ancora qualche minuto di attesa e, nel silenzio più profondo, iniziava la messa sulle suggestive note di un canto eseguito dal coro parrocchiale. E proprio il contatto con una. natura, incontaminata, attribuiva alla celebrazione un significato più ampio, ispirato sì alle pagine del Vangelo ma, principalmente, al senso di solitudine e indifferenza, del fattuale società, ivi compresa, quella di Modugno. Molto incisive le parole del parroco don Luigi, che, con una foga, per lui inusuale, cercava di risvegliare nei presenti il senso del Divino, con l’invito di “tornare a Gesù”, in una società, allo sbando, dal punto di vista, morale. Attraverso Maria, questo è possibile, egli affermava. Parole chiare che, in questo piccolo oasi di pace, creavano un impatto diretto, quasi un contatto ravvicinato con la religiosità, del momento.
Più volte, durante la celebrazione eucaristica, si faceva riferimento al vento, realmente presente in quel tiepido mattino di primavera, ma. metaforicamente riferito al vento di diffidenza, chiusura e violenza, che soffia sul nostro tempo. Una celebrazione con un alto senso di partecipazione dei presenti ed una. rara, sensazione di pace ritrovata.! Terminava qui la prima parte della manifestazione, che proseguiva nel pomeriggio con una conferenza sul tema “Castelli e cultura ai tempi di Federico II. La Scuola Siciliana, prima esperienza di lirica in volgare »
Un intreccio di temi apparentemente distanti fra loro ma che, attraverso un interessante excursus storico-letterario conducevano, in realtà, a Federico II e alla Casa Sveva, che ebbe due grandi e coraggiosi strenui sostenitori in Filippo e Jacobo da Balsignano.
Dopo l’intervento di don Luigi, che definiva, il Casale ‘salotto culturale’ da valorizzare ancora, di più, prendeva la parola il prof Macina, riproponendo un momento interessante della storia di Balsignano. “E un luogo magico”, egli diceva, in premessa, ed il suo vero tesoro non è costituito da. ciò che in realtà, si vede, ma da quanto è ancora, custodito nel sottosuolo. Infetti, ogni scavo effettuato nel passato ha portato alla luce qualche preziosa reperto, per cui molto resta, da scoprire. La tenacia con cui il direttore della rivista, si batte da decenni per ulteriori interventi di riqualificazione del Casale e dei tanti progetti che ha in animo di realizzare meriterebbero maggiore sostegno da parte degli enti pubblici.
Prendeva, la parola il sindaco Magrone che, riconoscendo il valore storico del Casale, ricordava chele fasi del suo recupero sono state merito di un lungo lavoro di tecnici e studiosi.
Era quindi la volta, del prof. Serafino Corriero, che, con il suo dotto intervento sulla Scuola Siciliana , ne analizzava, i rapporti con Federico II di Svevia. Un viaggio risalente al 1322, quando l’Imperatore rinnovò la concessione del Casale ai benedettini dell’abbazia di San Lorenza di Aversa, che vi costruirono un Cenobio con una chiesa, una torre e diverse celle monastiche. Una scuola, affermava, il prof. Corriero, intesa, non come semplice luogo di incontro per poeti e letterati, ma come centro di formazione culturale, diretto da. Federico II, che trasferì a Palermo la sua corte tale scuola fu importante non solo dal punto di vista, letterario, ma anche dal punto di vista, politico, dal momento che essa, si poneva l’obiettivo di ridimensionare l’autorità, papale ed ecclesiastica, a vantaggio di una formazione più laica.
Fu questa, finalità, a determinare la prima composizione di una lirica, non più celebrativa di temi religiosi ma ispirata all’amore, sostituendo la dotta, lingua latina conosciuta, da pochi, con una forma linguistica, più accessibile al volgo e, per questo, definita, “volgare’. Si passava, cosi, alla recitazione della lirica. «Rosa, fresca aulentissima!» di Cielo d’Alcamo, che park del contrasto amoroso fra un insistente corteggiatore ed una poco resistente Madonna. Come sempre, impeccabile la recitazione di Roberto Petruzzelli e Betty Lusito. Ultimo punto in scaletta, il momento musicale, affidato alla stessa Betty Lusito ed al maestro Giuseppe Petrella, che proponevano una molteplicità, di madrigali e canti medievali, eseguiti dal vivo ed ispirati alla tradizione ebraica, a quelle in lingua, ladina e in greco, insieme a villanelle e storie di amori profondi. Interessante l’uso di strumenti musicali medievali e rinascimentali, come la tiorba, e la chitarra spagnola, strumenti a corde, appartenenti alla grande famiglia dei liuti.

A proposito dell’olio di Balsignano

L’ iniziativa dell’Amministrazione Comunale non valorizza le potenzialità del nostro “Oro di Balsignano”

Anno XL N. 169 Novembre 2018
Raffaele Macina

Quando l’anno scorso abbiamo sentito parlare dell’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di utilizzare gli ulivi del fondo di Balsignano per produrre in proprio dell’olio extravergine» il pensiero non poteva non andare al progetto elaborato da noi di «Nuovi Orientamenti» per la valorizzazione del casale, all’interno del quale proprio la questione dell’olio rivestiva una particolare importanza. Le differenze» però» con quanto è stato fatto dall’Amministrazione in carica» che probabilmente sarà replicato quest’anno» sono notevoli.
Il nostro progetto prevedeva la richiesta del marchio di Denominazione di Origine Protetta «Olio di Balsignano» che avrebbe dovuta estendersi almeno alla produzione dell’intero territorio comunale, Ovviamente» secondo la legislazione in vigore» la possibilità per un produttore di utilizzare il marchio sarebbe stata determinata dal rispetto di alcune norme» finalizzate ad una coltivazione omogenea» che per la verità è in buona parte già realizzata dal nostri contadini; stessa varietà di cultivar (specie di oliva); modalità simili di potatura» di concimazione» di raccolta; utilizzazione degli stessi antiparassitari; stessa tecnica di molitura delle olive.
Il nostro progetto prevedeva anche una campagna informativa verso i “Modugnesi” di Toronto e del Canada» che sarebbero stati invitati ad adottare un ulivo “a marchio Balsignano”» per poi poter ricevere direttamente nelle loro case il suo olio.
Ad un progetto di questo genere» che ha bisogno di essere realizzato gradualmente negli anni» penso che dovrebbe essere interessato il Comune» per gli indiscutibili vantaggi che apporterebbe al marketing territoriale e all’agricoltura locale. Ma, com’è noto, dal 2013 non siamo stati mai interpellati dal Comune di Modugno» per cui anche il nostro progetto sull’olio di Balsignano è rimasto soltanto in qual- che scritto e nelle nostre teste. Né migliore fortuna ha avuto l’interessante dibattito che c’è stato nel 2016 all’interno del consiglio di amministrazione dell’Oleificio cooperativo di Modugno» che si concluse con la ideazione e la registrazione dell’originale marchio» qui riproposto» dell’Oro di Balsignano» quale potrebbe realmente essere l’olio delle contrade dell’antico casale e dell’intero territorio comunale. Io penso cheli Sindaco e l’intera Amministrazione Comunale dovrebbero rivedere le loro posizioni sull’olio e sulla valorizzazione del nostro casale medievale e dovrebbero avvertire l’esigenza di confrontarsi con quelle realtà della città» impegnate sul campo» che forse potrebbero suggerire qualche valida proposta. Se sull’olio di Balsignano si è partiti cesti un progetto circoscritto» che» peraltro» mette il Comune in competizione cesti i produttori modugnesi, per i quali non è focile vendere il loro prodotto» niente impedisce di arricchire questo primo passo di una visione più ampia e più articolata. Il Sindaco» quando ricopriva la carica di deputato della sinistra locale» era fermamente convinto che Balsignano non potesse essere gestito solo da un assessorato e che nel caso qualcuno avesse avuto una intenzione del genere» meglio sarebbe stato non fare nulla e lasciarlo lì nel suo degrado. Ecco, almeno su Balsignano, io mi permetto di invitare l’amico Magrone a ritornare alle sue origini e ad abbandonare una certa ottica di ostracismo, alla quale, spesso, si abbandona.
Le potenzialità del nostro casale medievale sono tante e richiedono sia il coinvolgimento di tante realtà associative sia una sua conduzione autonoma, che, coordinata dal Comune, non sia schiava dei tempi, della procedura e del capricci della burocrazia

La nuova comunità di Balsignano

La festa di Maria Santissima di Balsignano fra arte, storia e cultura

Anno XL N.168 Giugno 2018
Serafino Corriero

Domenica 13 maggio 2018, seconda domenica del mese mariano; a Balsignano, presso il parco storico del vecchio casale medievale ora splendidamente restaurato, si celebra la seconda edizione della Festa di Maria SS.ma di Balsignano, promossa e organizzata dalla rivista «Nuovi Orientamenti», con la collaborazione della Parrocchia S. Agostino, del Comitato Feste Patronali di Modugno e del Centro di Studi Normanno Svevo dell’Università di Bari, e con il patrocinio del Comune di Modugno e della Presidenza del Consiglio Regionale della Puglia.
Il programma è abbastanza ricco e articolato; visite guidate e celebrazione della Messa durante la mattinata, rievocazioni storiche e attività di armi e di lavoro medievali per tutto il pomeriggio e la serata. Tra i momenti più significativi, l’intervento del Vescovo della Diocesi di Bari Bitonto mons. Francesco Cacucci, che ha celebrato il rito religioso, la relazione del prof. Pasquale Cordasco, direttore del Centro Studi Normanno Svevi, sull’assedio di Balsignano del 1349, la rappresentazione della cerimonia di investitura a cavaliere, e la rievocazione storica dell’assalto al castello operato nel 1349 dalle milizie fìlo-angioine nel corso della guerra di successione al Regno di Napoli ad opera dell’Associazione «Historia» di Bari e dei «Cavalieri de li Terre Tarentine».
Il tutto, all’interno di una cornice colorata di molto Medioevo; banchi di lavoro (ceramista, osbergaio, artigiano dell’osso e arcalo), rastrelliere con armi e accessori, attendamento militare, giochi da tavolo dell’epoca, dimostrazioni di addestramento al combattimento, degustazione di dolci e liquori dell’Evo di mezzo.
Insomma, ce n’era per tutti i gusti; gli amanti dell’archeologia e dell’arte, incantati davanti alle architetture e agli affreschi; i cultori e i curiosi di storia attenti a seguire la relazione del docente universitario; i fedeli devoti concentrati nella celebrazione del rito religioso e nella rievocazione del «miracoloso» ritrovamento di una effigie della Madonna durante una lontana alluvione; gli appassionati di cose antiche vaganti tra armi corazze scacchiere e dolciumi; e i bambini e i ragazzi in particolare spettatori entusiasti e divertiti di una assedio in piena regola con tanto di soldati in avanzamento a ranghi serrati scambi di minacce e invettive tra assalitori e assediati lanci di grosse pietre e di olio bollente (in realtà fagotti di cenci e secchiate di acqua fresca) dagli spalti del castello.
Ma ricordiamo anche i momenti più «ufficiali»: al mattino le parole di mons. Cacucci sul valore del «miracolo» come segno della presenza benefica di Dio nella vita quotidiana degli uomini ma anche l’impegno e la convinzione delle giovani guide (studenti di vario ordine e grado dalla scuola media all’Università) futuri custodi e cultori delio storico sito; nel pomeriggio gli interventi delle istituzioni civili e culturali.
Il prof. Raffaele Macina, direttore della rivista e associazione “Nuovi Orientamenti” curatore instancabile della manifestazione, ha espresso il proponimento che nelle prossime edizioni della festa siano rievocati di volta in volta a Balsignano alcuni tra i più significativi momenti della storia e della cultura medievali della Puglia, Lo stesso prof. Macina ha quindi ricordato la figura e l’opera del prof. Raffaele Licinio scomparso di recente eminente studioso di storia medievale e appassionato cultore e promotore del nostro casale.
Il Sindaco di Modugno, Nicola Magrone, ha ripercorso brevemente le tappe principali del lungo iter burocratico che ha condotto infine al recupero e al restauro del sito ma ha anche annunciato nuovi interventi di tutela e valorizzazione del luogo (servizio di pulizia e vigilanza area di parcheggio imminente acquisizione al Comune di Modugno dell’attiguo villaggio neolitico del V millennio a.C.).
ll prof. Pasquale Cordasco ha illustrato gli avvenimenti del 1349-50 così come riportati con scrupolosa precisione nel suo «Chronicon de rebus in Apulia gestis » (Cronaca dei fatti condotti in Puglia) del notaio Domenico da Gravina che di quegli avvenimenti fu testimone oculare e protagonista egli stesso: un narratore «interno» dunque ed anche abbastanza obiettivo a giudizio del professore nonostante la sua militanza nella fazione fìlo-ungherese di Luigi I d’Ungheria avversa alla fazione fìlo-angioina di Giovanna nipote ed erede del defunto re di Napoli Roberto d’Angiò.
In particolare si racconta nel Chronicon che nell’agosto del 1349, durante una marcia di trasferimento da Bitonto a Loseto i soldati filo-ungheresi in procinto di attaccare i nemici filo-angioini nella piana di Bitritto a causa del forte caldo (propter calorem intensum) si fermarono a Balsignano a cercare ristoro per sé e per i loro cavalli e che, dopo la battaglia (vinta) di Bitritto, avendo inutilmente tentato di conquistare Bari, si allontanarono all’inizio di settembre verso Bitonto e Corato, sguarnito, dunque, il territorio, i Baresi, capeggiati dall’arcivescovo Bartolomeo Carafa, attaccarono il casale di Ceglie e lo devastarono completamente; e la stessa cosa fecero al casale di Balsignano (et similiter fecerunt casali Balsignani).
In realtà, precisa l’autore, il castello di Balsignano, che era allora abbastanza forte (quod semiforte tunc erat), lo acquistarono con blande parole di tradimento (verbis blandis proditoriis) e lo affidarono alla custodia di Giovanni figlio di Mazziotto da Carbonara; questi si preoccupò di fortificare il castello» nel quale pose suo fratello abate Guglielmo e con lui dieci ladruncoli, che spesso guerreggiavano insieme agli abitati di Palo contro quelli di Bitetto e di Bitonto.
I Baresi poi, portarono prigionieri a Bari i capitani del casale di Balsignano Simonello e Jacone Angelo e moltissimi altri, e dopo pochi giorni «ordinarono di tagliare la mano a Simonello e ad un altro di nome Antonio», così il notaio Domenico da Gravina» per cui il prof. Cordasco conclude osservando che Balsignano appare in realtà un «protagonista passivo» di tutta questa vicenda, tanto che la notizia della devastazione sua e degli altri casali coinvolti » riportata ai filo- ungheresi che assediavano Corato» venne accolta da questi con provvisorio rammarico e disinvolta rassegnazione» tanto che continuarono a tenere l’assedio a Corato» poiché, visto che ormai quei casali erano stati devastati, il loro soccorso era inutile, (quia vanus erat succursus eorum casalibus dissipatis).
In conclusione una bella giornata di fede, di scienza e di storia, in un luogo, il parco di mandorli e ulivi, ben curato e molto accogliente. Ma, soprattutto, una giornata di incontro e di condivisione tra gente di varia età, provenienza» ceto e cultura, portata forse a ritrovarsi e riconoscersi in una specie di nuova comunità non strettamente modugnese e niente affatto elitaria» una specie di «nuova comunità balsignanese» dotata di sensibilità culturale, di coscienza civile, di educazione ambientale; un esempio di quanto l’arte» la cultura, ed anche la devozione popolare, possano rendere migliori la nostra vita e la nostra società.

Raffaele Licinio, un appassionato studioso di Balsignano

Anno XL N. 167 Marzo 2018
Raffaele Macina

Ho avuto alcuni giorni or sono una assai triste notizia: Raffaele Licinio non è più fra noi. Voglio qui ricordarlo per il contributo che egli ha dato alla nostra rivista e al recupero di Balsignano. Fu a lui che ci rivolgemmo fra il 1978 e il 1979, quando pensammo di mettere su una rivista, che, naturalmente, non poteva non privilegiare la storia del territorio e i suoi beni culturali, Balsignano innanzitutto. Mi rivedo seduto con Raffaele ad una panchina dei giardini di Piazza Umberto, mentre lo ascolto con la sua inconfondibile voce calda esuadente. E riuscimmo subito, grazie a lui, a pubblicare sin dai primi numeri della rivista interventi della prof.ssa Adriana Pepe e di altri studiosi, oltre ai suoi, sulla Chiesa di San Felice, sull’intero casale, sull’itinerario storico-turistico normanno-svevo, nel quale era compreso Balsignano.
Fu Raffaele a sollecitarci alla organizzazione, nel gennaio del 1982, dell’importante convegno “Balsignano: quale futuro?”, che pose le basi per un progetto di recupero del nostro casale medievale fortificato. Fu sempre Raffaele a mettere su, anche praticamente e tecnicamente, il video su Balsignano, che ci impegnò in tutto il periodo natalizio del 1981: oggi quel video ci viene richiesto da più parti, perché è un eccezionale documento su com’era il casale prima degli interventi di salvaguardia e di recupero, che sono stati poi realizzati a partire dagli anni Ottanta.
Per ben due edizioni delle “Giornate normanno-sveve”, egli volle inserire Balsignano nel programma dei lavori, portando così all’attenzione di medievisti provenienti da tutta Italia e da diversi Paesi europei il nostro casale: indimenticabile la giornata normanna-sveva del 12 ottobre 2006, che si tenne a Modugno, conclusasi con una visita guidata a Balsignano e con la cerimonia di investitura di un cavaliere, alla quale fu presente anche un nutrito numero di Modugnesi. Vedere nel nostro casale tanti rinomati medievisti soffermarsi su un affresco, su un concio calcareo, e congratularsi per quanto era stato fatto fu per noi un bel momento di rimotivazione. Raffaele, pochi mesi fa hai scritto sulla tua bacheca Facebook che Balsignano è stato il primo casale da te studiato e, con gli amici di “Nuovi Orientamenti”, il primo casale in cui ti sei impegnato per il suo recupero. E proprio così. Ricordi? Ti dicevo sempre, scherzando, che, dopo il suo recupero, alla inaugurazione del casale ti avremmo nominato “Primo Cavaliere dell’Ordine di Balsignano”. Tu mi guardavi e abbozzavi con quel tuo inconfondibile sorriso. Purtroppo, non ho potuto tener fede a quella promessa, poiché alla inaugurazione di Balsignano non siamo stati invitati neppure noi di “Nuovi Orientamenti”. Però, noi ci impegniamo a promuovere a Balsignano un incontro dedicato a te, ai tuoi numerosi e originali studi, al tuo impegno per il recupero del nostro casale; un incontro per il quale chiederemo la collabo- razione del “tuo” Centro di Studi Normanno-Svevi. Questo impegno, dipendendo solo da noi e dai tuoi amici, potremo certamente onorarlo.

Balsignano, il piccolo progetto singolare, che ora c’è

Anno XL N. 167 Marzo 2018
Serafino Corriero

Si è celebrato per la prima volta oggi 9 dicembre 2017, nella chiesa di Santa Maria (sec. XIV) il primo matrimonio civile all’interno del complesso monumentale di Baisignano. A unire in matrimonio Nicolangelo lasco e Miriam Di Ciaula il Sindaco di Modugno Nicola Magrone, Balsignano è da pochi giorni ufficio separato di stato civile per iniziativa della Giunta Comunale la quale con una delibera di metà novembre ha inteso aggiungere un altro tassello alle attività di promozione - valorizzazione di un luogo di particolare prego storico artistico e naturalistico individuando come sede di matrimoni e unioni di rito civile - ferme restando quelle già istituite - la Chiesa di San Felice e la Chiesa di Santa Maria entrambe facenti parte del bene culturale Balsignano. La delibera ne regolamenta l’utilizzo in tal senso compatibilmente con le esigenze di fruizione pubblica del sito.

Così recitava il post apparso sulla bacheca di Facebook “Magrone sindaco alle ore 13,38 di sabato 2 dicembre 2017. E così dunque si apre per il casale medievale di Balsignano una nuova sinora impensata attività di “valorizzazione; una precisa scelta culturale e politica o – sarebbe meglio dire – di politica culturale se per poter consentire la realizzazione di tale evento la Giunta Comunale ha dovuto e voluto emanare una specifica delibera (la n. 118 del 14.11.2017) con allegato apposito tariffario. Con questa deliberagli Uffici separati di Stato Civile sinora limitati al Palazzo di Città al Palazzo della Cultura alla sala “Beatrice Romita e al Palazzo La Corte vengono estesi fino a comprendere le due chiese del complesso monumentale di Balsignano. E questo – si dice in premessa – al fine di «valorizzare il patrimonio storico architettonico e paesaggistico a benefìcio dell’economia locale e nel contempo accrescere la propria capacità di attrazione dei flussi turistici interessati a tali eventi». Diciamo subito che come instancabili curatori e tutori di Balsignano da quasi 40 anni a questa parte noi di “Nuovi Orientamenti non siamo in linea di principio contrari a questo tipo di interventi i quali del resto sono anche coerenti con la riforma dei Musei e dei Beni Culturali voluta dal ministro Dario Franceschini (Governo Renzi) ed entrata in vigore il 31.7.2014. Con questa riforma tra molto altro si attribuiscono ai direttori dei Musei di Stato e dei siti archeologici ampi poteri di autogestione nella programmazione e nell’uso dei Beni Culturali aprendo anche alla possibilità di ospitare eventi e spettacoli anche privati (è il caso del sontuoso ricevimento di matrimonio recentemente realizzato ali interno della Reggia di Caserta che ha fruttato un’entrata di 30.000 euro ma ha anche sollevato molte polemiche).

Da questo punto di vista riteniamo dunque che l’idea di celebrare un matrimonio civile a Balsignano sia valida e che oltre alla possibilità di incrementare le risorse economiche destinate alla sua tutela d possa aprire effettivamente in questo modo una nuova opportunità per far conoscere e apprezzare il nostro pregiato insediamento altomedievale ad un pubblico assai più vasto di quello normalmente interessato ai beni culturali. In merito alla specifica questione, dunque, nessuna contrarietà. Semmai, qualche perplessità avremmo in ordine alla scelta dei luoghi effettuata dalla Giunta, visto che comunque si tratta di due chiese che pare non siano mai state ufficialmente sconsacrate, in una delle quali, tra l’altro (S. Maria), sono stati celebrati riti religiosi almeno sino agli inizi degli anni ’60. E poi, non ci sembra cosa di buon gusto che un matrimonio o un’unione civile siano celebrati in luoghi comunque caratterizzati religiosamente. Per questo aspetto, si potrebbe meglio optare per l’ampia corte interna del casale o, in caso di pioggia, per i saloni collocati al primo piano del castello.
Detto questo, tuttavia, poniamo – e riproponiamo – un problema: è possibile che, nonostante le molteplici conclamate affermazioni di voler promuovere, intorno alla fruizione e valorizzazione di Balsignano, un “grande progetto collettivo” (ne abbiamo parlato anche nell’ultimo numero di “Nuovi Orientamenti”, il 166, a pag. 5), il sindaco Magrone non si decida a convocare su Balsignano una specie di “conferenza programmatica” con tutti gli Enti e le Associazioni interessate? “E da evitare che il destino di Balsignano sia deciso esclusivamente nel chiuso di uffici comunali da assessori e addetti al Palazzo”. Così diceva l’on. Magrone già nel lontano 1995. E invece è proprio quello che sta avvenendo, visto che, ancora nella premessa della citata delibera, si dice che la fruizione pubblica del sito è stata avviata in via sperimentale “nelle more della definizione dell’assetto gestionale definitivo”.
E allora, chi lo deciderà questo “assetto gestionale definitivo”? I soli “addetti al Palazzo” (Sindaco e Assessori) nel chiuso di uffici comunali? La fruizione, la destinazione e la valorizzazione di Balsignano costituiscono un argomento di pubblico interesse che va ben al di là dell’attuale compagine amministrativa del Comune di Modugno, e addirittura anche al di là della stessa Area Metropolitana di Bari, costituendo Balsignano una testimonianza storica unica nel suo genere in tutta l’Italia meridionale. Rinunciando, dunque, ad elaborare davvero un “grande progetto collettivo”, si rischia in realtà di realizzare solo un “piccolo progetto singolare”, e singolare in tutti i sensi: perché singolarmente affidato a idee “brillanti” quanto estemporanee, perché singolarmente isolato da un contesto più vasto e ambizioso, perché singolarmente concepito dalla testa di un singolo individuo, o al limite di un ristretto organismo, legittimamente, ma solo provvisoriamente, dotato di potere deliberante.
Sarà capace, infine, il sindaco Nicola Magrone, di compiere un gesto umile e, insieme, magnifico? Francamente, ne dubitiamo…

P. S.: Notiamo che, nella citata delibera del 14.11.2017, il restaurato Palazzo di via Vito Carlo Perrone continua ad essere denominato, da parte degli attuali amministratori, “Palazzo La Corte”; e questo nonostante il prof. Raffaele Macina abbia recentemente chiarito, con un ampio studio documentato, pubblicato nel luglio 2017 nel numero 165 di “Nuovi Orientamenti”, che quel palazzo è stato per almeno tre secoli sede non di una inesistente “corte di giustizia”, bensì del Regio Governatore nominato direttamente dal governo centrale, dal momento che Modugno era una delle poche città regie nel Regno di Napoli. E allora, se si hanno tanto a cuore i beni storici, è lecito chiedere che anche in questo caso si abbia rispetto per la Storia?

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