In questa rubrica saranno pubblicate le raccolte degli articoli riguardanti argomenti di particolare interesse. Lo scopo di tale iniziativa è duplice: da un lato non disperdere il prezioso lavoro dei redattori attraverso la digitalizzazione dei rispettivi contributi con l’archiviazione elettronica nel sito internet, dall’altro fornire ai lettori un riferimento unico per una più agevole consultazione nel tempo.
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Gli aerei delle forze alleate nei cieli di Modugno
Panico a Modugno: per la prima volta nei cieli della città si vedono aerei alleati che, però, non sganciano alcuna bomba. Si è ancora alla vigilia dell’8 settembre, e i gerarchi fascisti locali sono assolutamente convinti di vincere la guerra.
Riconferma di san Nicola da Tolentino quale patrono della città
L’Università e il Clero di Modugno chiedono all’arcivescovo di Bari la riconferma di san Nicola da Tolentino come patrono della città.
A Modugno non vi sono «panifici, pastifici, gallettifici, né fabbriche di scatolette di carne in conserva, raffinerie di zucchero depositi di lardo e strutto
Nella relazione annuale dell’Amministrazione Comunale si afferma che a Modugno non vi sono «panifici, pastifici, gallettifici, né fabbriche di scatolette di carne in conserva, raffinerie di zucchero depositi di lardo e strutto»; vi è solo un mulino a vapore «che sfarina dai 20 ai 30 quintali al giorno».
La Casa comunale
Da una comunicazione del sindaco di Modugno all’intendente di Bari, si evince che la «Casa Comunale» era composta da cinque stanze ed un portone di ingresso. Forse si tratta del Palazzo Scura che ospitava fino all’Ottocento l’antica «Casa Comunale» chiamata anche «chemmuna vécchje»
Con il numero n. 132 della rivista «Nuovi Orientamenti» (gennaio 2008, anno XXX), fu intrapresa un’interessante iniziativa: in deroga alla tiratura ordinaria, fu pubblicato «Il calendario storico modugnese del 2008» nell’ambito del quale, per ciascun mese, furono riportati in ordine cronologico gli avvenimenti storici della nostra città, corredati di brevi commenti curati dal prof. Raffaele Macina, direttore della rivista. Si è pensato di riproporre tale ricerca storica, probabilmente non conosciuta da tutti gli abbonati, intitolando la nuova rubrica «Accadeva a Modugno il…» con l’obiettivo di annotare gli eventi di rilievo per «richiamare l’attenzione sul grande patrimonio costruito dalla nostra comunità, nel fluire della sua storia millenaria». Trascrivere gli eventi ha suscitato una bella sensazione, restituendo un piacevole senso di appartenenza alla nostra città; è la sensazione che auguro nell’invitarvi a seguire la nostra «nuova» rubrica.
(mp)
Qui di seguito l’articolo «Il calendario come occasione per riflettere sulla Città» (testo integrale), a firma del prof. Raffaele Macina, nel quale furono spiegate le ragioni dell’iniziativa:
«Dopo la pubblicazione nel 2001 dell’Agenda storica modugnese, più volte in questi anni, nelle nostre riunioni redazionali, si è affacciata l’ipotesi di realizzare un calendario che con brevi sintesi presentasse i fatti storici più importanti della città. Col 2008 viene alla luce il Calendario storico modugnese, che da un lato, come tutti i calendari, vuol essere un utile strumento per orientarsi fra i giorni e i mesi dell’anno, dall’altro vuole soprattutto richiamare l’attenzione sul grande patrimonio costruito dalla nostra comunità nel fluire della sua storia millenaria. Un patrimonio ricco e complesso che, incrociandosi con i grandi eventi nazionali ed internazionali, riguarda tutti gli aspetti dell’umano: pestilenze, guerre, pericoli, odi, albagia del potere, ma anche testimonianze di virtù, solidarietà, amore vero per il prossimo, dedizione per la propria città e per il bene comune. Dopo aver ultimato il lavoro, rivedendo il tutto e scorrendo i mesi con le diverse informazioni storiche, ho avuto quasi la sensazione di essere sollecitato da una notizia o da una illustrazione a fermarmi, a riflettere su quello che altri hanno fatto prima di noi nello stesso territorio all’interno del quale ora ci muoviamo.
Ecco, fermarsi e riflettere sull’operato di chi ci ha preceduti, su una piazza, una chiesa, un monumento, che costituiscono il patrimonio che la storia ci ha affidato perché poi lo si possa trasmettere integro alle future generazioni, questo sì che è un invito da cogliere.
Fermarsi, anche per capire di più le dinamiche sociopolitiche di una comunità e le smanie per tutto ciò che sa di effìmero e di improvvisato, destinato ad essere nullificato dal severo giudizio della storia.
Fermarsi per osservare quanto sia lenta, anzi lentissima, la politica di recupero di un bene culturale e quanto poco si faccia per quell’archivio storico comunale, che, trasportato a Bari nel 1980 presso l’Archivio di Stato per mancanza di locali comunali, ancora oggi dopo 28 anni non si riesce a riportare a Modugno.
Fermarsi anche per cogliere alcuni caratteri della storia della città: la presenza di vincoli comunitari che nel passato hanno motivato ad azioni concrete di solidarietà (la costruzione con capitali privati di una “peschiera”, la fondazione di una scuola o di una Società di Mutuo Soccorso); la capacità di affrontare e risolvere situazioni difficili come quando per ben due volte, dopo essere stata acquistata come feudo, Modugno si riscatta riconquistando la condizione di città regia, che garantiva un sistema fiscale meno oppressivo e livelli maggiori di autonomia politica.
Fermarsi, infine, per elaborare un’idea di città che sia in grado di conciliare sviluppo e vivibilità. Oggi sono molti i fattori che attentano alla vivibilità nella nostra città: oltre a quelli esterni (Centrale, Zona Industriale, ecc), vi è questa corsa sfrenata alla cementificazione che fa sorgere più appartamenti su una superficie prima occupata da una sola abitazione, con tutto quello che ne consegue a livello di servizi, viabilità ed inquinamento. Sembra di essere ritornati alla logica del mattone degli anni Sessanta, che registrarono indici elevati di speculazione edilizia.
Anzi, rispetto a quegli anni, oggi c’è un’aggravante: il prezzo degli appartamenti è giunto a livelli impossibili, addirittura superiore a quelli di molte zone di Bari. Lo sanno molto bene i giovani che, quando mettono su casa, vanno via da Modugno.
Ed una città che espelle i suoi giovani, non può avere alcuna storia. Ecco, io mi auguro che questo calendario del 2008 possa suscitare un maggiore interesse per la storia della città che, come si sa, non riguarda solo il passato ma anche il presente e la stessa possibilità di superare i suoi problemi.
(R.M.)
Il link per consultare la rubrica “Accadeva a Modugno il…”
https://www.nuoviorientamenti.it/category/attualita/accadeva-a-modugno-il/
Prima seduta del Consiglio Comunale di Modugno, città del Regno d’Italia
Prima seduta del Consiglio Comunale di Modugno, città del Regno d’Italia. In seguito alla caduta dei Borboni ed al conseguimento dell’unità l’ordinamento del decurionato, che prevedeva annualmente un sindaco e due eletti come amministratori della città, viene sostituito dal Consiglio Comunale e dalla Giunta Municipale. Primo sindaco della Modugno post-unitaria è Antonio Longo, che viene eletto proprio nella seduta del 17 agosto 1861.
Delibera dell’Università di Modugno
Con atto deliberativo l’Università di Modugno impegna i proprietari ad anticipare al Comune le somme necessarie all’acquisto del pane che «quasi continuamente manca». La situazione era stata determinata dalla pestilenza.
Indulgenza per chi visiterà la Cappella di Santa Maria di Modugno dal 15 al 22 agosto
Una disposizione sinodale prevede «indulgenza plenaria» per chi visiterà la Cappella di Santa Maria di Modugno «fuori di detta terra» dal 15 al 22 agosto. Un privilegio ancora maggiore era riconosciuto alla Chiesa del Carmine, la cui visita permetteva non solo l’acquisizione di indulgenze ma anche la possibilità di «cavare un’anima dal Purgatorio»
Riproponiamo una nota inviata alla redazione della nostra rivista (Lettere al direttore) pubblicata nel n. 143 (anno XXXII) del mese di luglio 2010, con la quale le «Consorelle della Pia Unione della Pietà» descrivono l’iter del «restauro conservativo» dell’abito della Madonna della Pietà, adorata nella Chiesa dell’Assunta di Modugno.
La bella avventura per il nuovo abito della Madonna dell’Assunta
L’effige della Madonna della Pietà, adorata nella Chiesa dell’Assunta di Modugno, ogni anno, in occasione del settenario e della processione del venerdì precedente la Domenica delle Palme, indossa un abito di seta nera ricamato in oro di grande pregio storico ed artistico, risalente alla fine dell’Ottocento.
La vestizione si completa con una corona in argento all’Interno della quale è inciso l’anno 1856. D’intesa con la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici della Puglia, nell’Aprile 2008 si definisce la necessità di un’opera di restauro conservativo dell’abito. Primo passo: provvedere alla sostituzione con un abito altrettanto degno. L’iniziativa nasce così. La ricerca punta subito sull’individuazione di artigiani della tessitura e del ricamo di antica e pregiata tradizione. L’attività, intensa e curiosa, porta a grandi risultati.
Dopo un viaggio di avventura e di fede, l’incontro giusto: Franz J. Ippoldt, sapiente tessitore austriaco, al quale si richiede la ritessitura dell’abito della Madonna di seta naturale nera, ed oro. Così egli scrive: «Penso che oggi sono probabilmente l’ultima manufattura auroserica europea ad avere in produzione questa tipologia di tessuto. Tanto che la tecnica della lamina d’oro/argento tessuto richiede una destrezza manuale ed un insieme di utensili particolari per la realizzazione su telaio a mano … Visionando e studiando queste produzioni, mi sono reso conto che ci vuole, oltre i macchinari perfetti, concentrazione costante, destrezza, sensibilità e forza fisica, aspetti che non vanno di pari passo con la vita di oggi. Eppure trovo nel realizzare questi pregiati manufatti una soddisfazione unica».
Franz J.Ippoldt rivela la sensibilità e la fede del fine artigiano che alla vista della Madonna si è spontaneamente inginocchiato; egli, poi, ha anche il merito di aver accreditato la nostra ricerca presso le suore benedettine dell’Isola San Giulio di Orta, in provincia di Novara, per la progettazione del disegno, la realizzazione del ricamo in oro e la confezione a mano del nuovo abito. Anche quello con le suore un incontro illuminato, sia per l’affetto con cui esse accolgono la richiesta e sia per la raffinata maestria di cui si ha immediata contezza.
La spiritualità benedettina del motto «Ora et labora» intreccia egregiamente l’attività spirituale con un laboratorio di restauro tessile specializzato che vanta anche pubblicazioni scientifiche. L’incontro con l’Abbazia Benedettina «Mater Ecclesiae» è una occasione privilegiata per le consorelle che si «imbarcano» nell’avventura.
La progettazione del nuovo disegno muove i primi passi da quello originale. Su proposta delle suore si innesta un nuovo seme. In una cornice di cuore rovesciato fiorisce la “Passiflora” che si eleva verso l’amore autentico per incitare l’uomo al bene. La Passiflora dal latino passionis flos (fiore della passione), fu associata da un missionario agostiniano, per la sua particolare conformazione, alla passione e alla crocifissione di Gesù. La proposta delle suore benedettine è affascinante e ricca di significato: la corolla di filamenti è la corona di spine; i cinque stami, le cinque ferite; i tre stigmi, i tre chiodi; i dieci petali, gli apostoli rimasti fedeli a Gesù.
Un viaggio su Internet favorisce l’incontro con Iolanda Ottavi, maestra di tombolo di Offida, dell’entroterra marchigiano, i cui lavori di merletto a tombolo si rifanno ad una tecnica che risale alla fine del Quattrocento. Alla tradizione del passato, la Ottavi ha aggiunto l’innovazione, ha inventato il «Merlettogioiello», armonia perfetta tra arte orafa e arte del merletto. È, la persona giusta per la realizzazione della trina metallica a fuselli con filo d’oro che incornicia il collo del nuovo abito e i bordi dei manicotti, il risultato è un’opera d’arte con tombolo, filo d’oro e grande maestria.
Dopo aver viaggiato sulle strade ferrate, in barca, su Internet, inizia un nuovo percorso con i cittadini modugnesi per la raccolta dei fondi. Anche questa una esperienza ricca ed intensa! I tantissimi oboli ricevuti segnano in maniera discreta ed indelebile il rapporto d’amore tra i cittadini e la Madonna.
A Franz J. Ippoldt, alle Monache Benedettine dell’Isola San Giulio, a Iolanda Ottavi, alle Consorelle della Pia Unione della Pietà, ai commercianti, ai professionisti, agli imprenditori, alla comunità dei modugnesi di Toronto, ai cittadini tutti, va il ringraziamento per la condivisione di un percorso di storia, di arte, di valori, e soprattutto di fede.
Le Consorelle della Pia Unione della Pietà
Lettere al direttore
Pubblicato sul n. 143, anno XXXII
Luglio 2010, p. 45